LE SCARPE DEI CAVALLI

La FIFPE, Fabbrica Italiana Ferri Per Equini, è stata fondata nel 1977 dall’intuizione di Bruno PREGNO che all’epoca era un imprenditore artigiano specializzato nella costruzione di stampi per il settore automobilistico.

Seguendo il consiglio di un amico che ferrava i cavalli, a tempo perso, iniziò la produzione dei primi ferri per il cavallo; nell’arco di breve tempo questi divennero molto apprezzati sul mercato nazionale in quanto offrivano un prodotto finito che prima di allora era forgiato manualmente dei singoli maniscalchi.


Sulla fine degli anni ‘80 l’ippica divenne uno sport e la domanda di ferri di cavallo continuò a crescere tanto da costringere Bruno PREGNO a investire in nuovi macchinari produttivi e a realizzare stampi a CNC.

Si passò quindi dagli iniziali 250 ferri al giorno, agli oltre 3.000, prodotti con linee due linee produttive.
Verso la fine degli anni ‘90 Bruno PREGNO, alla soglia dei sessant’anni, iniziò a responsabilizzare i figli Walter e Flavio che iniziarono a prendere in mano le redini dell’azienda.
Oggi la FIFPE è leader nella produzione e nella distribuzione di articoli per maniscalchi e tutto ciò che riguarda il piede del cavallo.

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  • ARTUFFO

    1919 – 2019: ARTUFFO MODELLISMO,
    DA 100 ANNI IN CORSO GIULIO CESARE 82 A TORINO

    Una tradizione che è arrivata alla quarta generazione.
    Si è chiuso un cerchio, da Giovanni a Giovanni. Dal bisnonno – classe 1893 – al nipote – classe 1985.
    L’attività è stata potenziata a partire dagli anni ’60 dai nonni Giuseppe e Celestina, attraverso lavoro e dedizione, che hanno trasformato il ‘bazar’ del nonno Giovanni in un negozio specializzato in modellismo statico e dinamico.

    Il modellismo ferroviario è sempre stato il nostro fiore all’occhiello, per questa ragione nel 2010 abbiamo registrato il nostro marchio Artuffo Torino per la produzione di modelli di precisione in ottone dalla tiratura limitata.

     

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  • L’UNITÀ ATOMICA DELL’INFORMATICA, è un BIT !

    BIT è una crasi di due acronimi e sta per “binary digit”; esso identifica l’infinitamente piccolo dell’informatica; una manciata di BIT, poi, costituisce un Byte che è il codice degli apparati informatici per comunicare, così come gli alfabeti, coi loro significanti semantici, sono il codice degli uomini, per comunicare.

    BIT è fortemente connaturato all’uomo: può essere acceso (uno) oppure spento (zero), quindi, perché è una dicotomia come lo sono il giorno e la notte, il bene e il male, il maschile e il femminile, la materia e lo spirito, il concreto e l’astratto e quant’altro si contrappone senza fine, ma non è un duale.

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